Tra gli autori di fumetti che più hanno frequentato
la letteratura, valicando un confine solo apparentemente
insuperabile, Hugo Pratt è forse quello più
amato dai lettori. Nella sua formazione, nella nascita
di un'inestinguibile passione per l'avventura e per
il mare, hanno avuto un peso non indifferente scrittori
come Henry De Vere Stacpoole - l'autore di Laguna
blu - Joseph Conrad, Jack London, Somerset Maugham,
Herman Melville e Robert Louis Stevenson.
Con questi scrittori e con i registi come Murnau (Tabù)
e Frank Lloyd (La tragedia del Bounty), Pratt sentiva
di avere un debito e proprio per questo decise infine
di fare un lungo viaggio nel Pacifico. Avevo un appuntamento,
pubblicato nel 1994 da Socrates, è il resoconto
appassionato e partecipe di questi viaggi, arricchito
da fotografie, disegni originali, antiche mappe e
carte nautiche. Quello che ci ha colpito di più
è il racconto della visita a Upolu, l'isola
dell'arcipelago delle Samoa in cui morì ed
è sepolto Robert Louis Stevenson.
Pratt aveva realizzato per Il Corriere dei Piccoli, con cui aveva cominciato a collaborare nel 1962, due splendide versioni a fumetti de L'isola del tesoro (con la sceneggiatura di Mino Milani) e de Il ragazzo rapito e non è forse una coincidenza casuale che l'arrivo in libreria di Avevo un appuntamento coincida con il centesimo anniversario della scomparsa di Stevenson. Lo scrittore scozzese e sua moglie Fanny arrivarono per la prima volta ad Apia, nell'isola di Upolu, la maggiore delle Samoa, nel dicembre del 1889 con la goletta Equator e furono così affascinati dalla bellezza dei luoghi e dalla mitezza del clima che decisero di comprare un appezzamento di terra in una zona collinare a pochi chilometri dal porto, Vailima. Dopo un tentativo fallito di rientrare in Europa - a Sydney, visto che le condizioni di salute di Louis stavano rapidamente peggiorando, Fanny pensò che fosse meglio tornare ad Apia - gli Stevenson si stabilirono in una grande casa a Vailima. Una nave postale collegava Apia a Sydney e quindi all'Europa e questo avrebbe consentito a Stevenson di continuare a lavorare e di spedire i suoi manoscritti all'editore di Londra.
Come ricorda Richard Aldington nella biografia dello scrittore, Stevenson "stava lavorando di buona lena a Weir of Hermiston ed era di buonumore perché aveva la sensazione d'essere in forma e fortunatamente anche Fanny era d'accordo con lui. (...) Il 3 dicembre (1894) lasciò il lavoro e, sceso da basso, trovò Fanny che non si era ancora liberata da quello stato di angosciosa ansietà nel quale si trovava da due o tre giorni, forse un presentimento che qualcosa di grave stesse per accadere ad una persona cara, sebbene tutti fossero d'accordo che non poteva trattarsi di nessuno di loro. Tentando di rincuorarla, Louis portò su una bottiglia di Borgogna per il pranzo e, mentre stava aiutando a preparare un'insalata, improvvisamente si accasciò colpito da un'emorragia cerebrale. Due ore dopo spirava". Stevenson aveva più volte espresso il desiderio di essere sepolto in cima al monte Vaea, che domina la casa di Vailima. Ben duecento volontari si prestarono per aprire una strada sulla scoscesa parete del Vaea e lì fu sistemata la tomba di Tusitala - "il narratore di storie", come lo chiamavano i samoani. Prima di lasciare Upolu, Fanny fece costruire una tomba molto semplice e solida, su cui fu posta l'iscrizione voluta dallo stesso Stevenson: "Qui giace nel luogo desiderato, Tornato è il marinaio, tornato dal mare, E tornato dal colle il cacciatore".
"Vent'anni dopo, nel 1915 - scrive ancora Aldington - quando Samoa entrò a far parte della Nuova Zelanda come protettorato, le ceneri di Fanny vennero traslate da San Francisco e collocate presso quelle del marito". Il tempo non ha modificato la tomba. Essa "(...) è ancora là, sulla sommità del monte Vaea - racconta Pratt in Avevo un appuntamento - dove un incredibile, ripidissimo sentiero conduce: la vegetazione tenta di riprendersi il percorso intagliato quella notte dai samoani e gli uragani periodicamente fanno cadere degli alberi per impedire il cammino. Ho dovuto scalare, in senso letterale, tronchi enormi, cadere nel fango, farmi aiutare nel tentativo da un indigeno, eppure non sono riuscito. La tomba di Stevenson l'ho vista dall'alto, da un elicottero neozelandese che mi ci ha fatto volare al di sopra. E' un appuntamento che mi è rimasto nel cuore, perché sono sicuro che lassù il profumo del mare è più intenso ed i colori sono più vivi, la realtà è più netta e la fantasia è più vicina".
Ci sembra che, in quel luogo tranquillo in vetta
al Vaea, Pratt abbia individuato uno dei segreti della
sua arte - il confine tra realtà e fantasia
è più esile di quel che in genere si
pensi - quel segreto che gli ha permesso non solo
di "illustrare" dei romanzi creati da scrittori
come Stevenson, ma anche di creare un personaggio,
Corto Maltese, che raccoglie in sé l'inquietudine,
l'incertezza e il desiderio di avventura così
profondamente radicati nelle cultura occidentale.