Da “Letture”, giugno - luglio 1995

Supercodice musicale di aspirante all’estasi

Poche figure si presentano come quella di Keith Jarrett a incarnare il carattere multiforme e apparentemente contraddittorio della vita musicale al tramonto del nostro secolo. Perciò non sorprende che anch’egli non abbia resistito alla tentazione cui hanno soggiaciuto tanti dei maggiori compositori e interpreti del Novecento: la volontà di spiegarsi a parole, di raccontarsi direttamente o, come in questo libro, attraverso la mediazione di un interlocutore, qui il musicista e scrittore giapponese Kunihiko Yamashita. È difficile, se non impossibile, rinchiudere in una categoria l’attività di Jarrett: jazzman e pianista classico, solista e membro di gruppi, improvvisatore fluviale e compositore, ma anche interprete di Bach e Haendel al clavicembalo.
Un’analoga poliedricità si ritrova in questo volume: autobiografia, manifesto poetico, confessione appassionata, ma anche antologia di citazioni dei propri padri spirituali e musicali. La lettura diventa un’avventura simile all’ascolto delle improvvisazioni di Jarrett: «un attraversamento così lungo di stili e di forme», come scrive Carlo Maria Cella nell’illuminante prefazione; un’improvvisazione che va oltre quella ormai estinta della tradizione europea e quella afroamericana «per aver trovato un supercodice capace di muoversi nel più grande affollamento di musiche e codici che il pianoforte abbia finora conosciuto». Ciò che unifica questa folla di citazioni e ne fa uno stile, è una concezione mistica e rituale della comunicazione musicale: il «desiderio feroce», la volontà di «essere sveglio» come persona dietro la maschera, attraverso cui Dio si mostra.
Quest’aspirazione all’estasi si esprime anche visivamente nella gestualità, anzi nella corporeità delle performances di Jarrett: per questo la ricca documentazione fotografica non è una concessione al divismo, ma una componente fondamentale del testo, non meno del piccolo ma prezioso inserto di trascrizioni musicali.
L’accuratissima operazione editoriale è completata da un ampio saggio di Peter Rüedi, che ricostruisce l’evoluzione artistica del cinquantenne musicista, e da un esauriente apparato bibliografico e discografico.
Marina Verzoletto