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Fuori
collana |
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Titolo: Il
mio Verdi
Autore: Leonetta
Bentivoglio Prefazione:
Carlo Fontana
Collana:
Interviste
Pagine: 180
Schede: Angelo
Foletto
Formato:
cm 13,5 x 24
Legatura:
Brossura
Prezzo: 14,50€
Pubblicazione:
Dicembre 2000
ISBN: 88-7202-013-1 |
L'autore |
Leonetta
Bentivoglio, nota giornalista
de La Repubblica, sulle cui
pagine scrive sin dai primi
anni Ottanta, è inviato
speciale per la sezione Cultura
e Spettacolo. Ha intervistato
i massimi artisti internazionali
della musica classica e lirica
e ne ha tratteggiato ritratti
diventati famosi. Cura le
cronache dei festival e degli
spettacoli dei principali
teatri europei, dalla Scala
a Bayreuth.
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| Il
libro |
Il
27 gennaio 2001 sono iniziate
le celebrazioni del centenario
della morte di Giuseppe Verdi.
Leonetta Bentivoglio ha incontrato
sedici tra i più autorevoli
protagonisti mondiali della
musica e dello spettacolo,
direttori d'orchestra, cantanti,
registi. A ciascuno di loro
ha chiesto di raccontare la
propria opera verdiana d'elezione,
la più amata o comunque
quella vissuta come più
vicina per sintonie artistiche
o per percorsi soggettivi.
Ciascuno degli intervistati
delinea le caratteristiche
musicali e drammatiche dell'opera
prescelta, ne descrive i personaggi,
ne segnala le prospettive
interpretative e i motivi
d'attualità. Il lettore
è così guidato,
attraverso le dodici opere
verdiane più celebri
e rappresentate, alla scoperta
di un affascinante universo
espressivo.
La successione delle interviste
segue l'ordine cronologico
delle opere, di ciascuna delle
quali una scheda racconta
il libretto, il debutto, la
fortuna e qualche curiosità
sconosciuta ai più.
Completano il volume foto
di scena e dei notissimi interpreti
e, in appendice, una ricca
e scelta discografia. |
| Incipit |
L’idea
di questo libro nasce da una
breve serie di interviste
su Verdi scritte per “La
Repubblica” nell’estate
del 2000, per segnalare il
grande anniversario dei cento
anni dalla morte del compositore
con qualche mese di anticipo
rispetto alla valanga di celebrazioni
ufficiali previste dal gennaio
del 2001. La serie era scandita
in quattro incontri con quattro
interpreti (…), ciascuno
sollecitato a raccontare,
“dall’interno”
della rispettiva lettura,
la propria opera verdiana
d’elezione, scelta per
affinità, predilezione
affettiva o frequentazione
artistica specialmente intensa.
[…].
Fino a che punto è
lecito tramutare l’ambientazione
di un’opera di Verdi?
E’ una profanazione
intervenire su un monumento
granitico e popolare come
Rigoletto? Come si pongono
i sostenitori ferrei dell’immobilismo
nelle convenzioni teatrali,
nemici giurati degli “aggiornatori”
delle messe in scena nella
lirica di fronte al trionfo
tutt’altro che effimero
del Rigoletto reinterpretato,
e radicalmente “tradito”
nell’ambientazione,
da Jhonathan Miller? Domande
da girare al celebre regista
inglese che, dalla Mantova
rinascimentale descritta nel
libretto, ha dirottato il
più fastoso dramma
dell’amor paterno nella
Little Italy anni Cinquanta.[…]
«Il rinnovamento, certo,
è stato drastico –
spiega Jhonthan Miller - .
D’altra parte io non
faccio come il regista americano
Peter Sellars, che si limita
a trasferire i libretti all’altro
ieri. Io ricreo un’ambientazione
solo in base a equivalenze
chiare, a vere corrispondense
caratteriali, come feci anche
nella mia Tosca ambientata
in epoca fascista. In Rigoletto
sono partito dal fatto che
c’è un Duca violento
e arrogante, che ha potere
di vita e di morte sugli altri.
Per primo è stato Billy
Wilder a farmici pensare».
Che c’entra Billy
Wilder?
Ricorda il film A qualcuno
piace caldo? C’è
una scena in cui il capo della
polizia sta interrogando John
Rought sul massacro del giorno
di San Valentino. Lui si gira
verso una delle sue guardie
del corpo, che con faccia
truce dice: «Sì,
giusto, quella sera eravamo
a teatro per il Rigoletto.»
E nell’ultima scena
si vede il gangster a Palm
Beach, ospite dell’organizzazione
Amici dell’Opera Italiana.
Anche la saga del Padrino
mi ha influenzato molto. E
poi conosco i ristoranti della
mafia a New York ci ho mangiato
spesso. Perciò ho deciso
di restituire quel clima,
quelle facce: per dare credibilità
teatrale a Rigoletto. (…)
Da uomo di teatro, riconosce
la grande teatralità
di Verdi?
Teatralmente le sue trame
sono spesso assurde, a volte
al limite del ridicolo. Pensi
alla vicenda del Trovatore
o, ancora peggio, a quella
de La forza del destino. È
il problema che di frequente
hanno i compositori ottocenteschi,
con la loro mania di ambientare
opere in periodi storici che
non sono i loro. In Verdi,
certo, la musica è
meravigliosa e drammaticamente
molto ricca. Ma la qualità
teatrale assai inferiore dei
libretti crea, a volte, una
grande distanza tra musica
e palcoscenico. Certe trame
mancano a tal punto di credibilità
teatrale che la musica finisce
per addossarsi il peso di
tutta l’azione drammatica.
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| Le
foto |
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Approfondimenti |
Gli
interpreti e le 12 opere
Liliana Cavani e Zubin Mehta, La
traviata. Luciano Pavarotti, Un
ballo in maschera. Riccardo Muti,
Falstaff. Jonathan Miller, Rigoletto.
Claudio Abbado e Mirella Freni,
Simon Boccanegra. Riccardo Chailly
e Franco Zeffirelli, Aida. Peter
Stein, Otello. Renato Bruson e Leyla
Gencer, Macbeth. Giuseppe Sinopoli,
La forza del destino. Luca Ronconi,
Il trovatore. Myun-Whun Chung, Don
Carlo. Leo Nucci, Nabucco.
Il target
Imperdibile per gli appassionati
d'opera lirica, questo libro svela
il punto di vista personale dei
massimi interpreti delle opere verdiane.
Per il pubblico dei più giovani
e di quanti, in un anno in cui la
musica lirica sarà protagonista
in Italia, desiderano accostarsi
per la prima volta all'opera di
Verdi, esso rappresenta inoltre
un originale strumento divulgativo.
Lo caratterizzano il taglio giornalistico,
il tono confidenziale e intenso
delle interviste e la poliedricità
dei contenuti.
Rassegna
stampa
Radio
Vaticana (30 luglio '04)
La
Stampa (27 gennaio '01)
La
Repubblica (27 gen. '01)
La
Repubblica (9 gen. '01)
Gazzetta
di Parma 2001
La
Repubblica 13.02.2001
“Tutto
libri” - La stampa 31.03.2001
La
Repubblica ed. Milano 14.02. 2001
Repubblica
delle donne 20.02.2001
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