La Repubblica ed. Milano 14.02. 2001

Da Muti a Liliana Cavani a ciascuno il suo Verdi

Il baritono Leo Nucci parla del sentimento di dolore espresso nel coro degli ebrei del Nabucco. Il regista Jonathan Miller spiega la sua interpretazione provocatoria del Rigoletto, dove il gobbo diventa un barista losco, sciancato e mafioso. Luca Ronconi racconta il suo stretto rapporto con il Trovatore, opera poeticamente densa e complessa. Riccardo Muti esprime la sua felicità nel dirigere il Falstaff . Sono solo alcune delle testimonianze raccolte dalla giornalista Leonetta Bentivoglio nel libro Il mio Verdi ( Socrates Edizioni) presentato ieri alla Scala. La parola non è data ai musicologi o ai critici, ma a sedici tra interpreti, registi, direttori che hanno portato in scena i dodici più grandi capolavori del compositore di Busseto: da Macbeth (Renato Bruson e Leyla Gencer) a Traviata (Liliana Cavani e Zubin Mehta) dal Ballo in maschera ( Luciano Pavarotti) alla Forza del destino (Giuseppe Sinopoli) dal Don Carlo (Myung-Whun Chung), ad Aida, ( Riccardo Chailly e Franco Zeffirelli) da Simon Boccanegra (Claudio Abbado e Mirella Freni ) a Otello (Peter Stein)