Il tempo con Antonioni

Il tempo con Antonioni

di Wim Wenders

Il racconto di una collaborazione leggendaria.

Traduzione: Silvia Bortoli
Pagine: 336
Illustrazioni: 365 (225 in bianco e nero 140 a colori)
Formato: cm 24x30
Legatura: Cartonata con sovracoperta
Pubblicazione: Novembre 1995
ISBN: 978-88-7202-065-4
Prezzo: € 55,00

€55,00 €35,00

 

Wim WendersL'autore
Wim Wenders è indubbiamente il regista più famoso del "nuovo cinema tedesco".
Venerato dai cinéphiles (Nel corso del tempo - Alice nelle città - Lo stato delle cose), dopo la lunga esperienza americana (Paris, Texas) si è imposto all'attenzione del grande pubblico.
Wim Wenders, per l'innovazione del linguaggio cinematografico e per la tensione morale che anima i suoi personaggi, è diventato uno dei Maestri incontrastati del cinema contemporaneo (Il cielo sopra Berlino - Fino alla fine del mondo - Buena Vista Social Club), consacrato anche dai Festival di tutto il mondo (Cannes, Venezia, Berlino).

Il libro
Il libro è un diario che racconta giorno per giorno la lavorazione di quell'avventura cinematografica che è Al di là delle nuvole, girato dopo anni di silenzio da Michelangelo Antonioni, uno dei più grandi Maestri della cinematografia mondiale, e realizzato con l'aiuto e l'assistenza discreta di un "discepolo" del calibro di Wim Wenders.
Il regista tedesco racconta Antonioni con ammirazione incondizionata, lo osserva e dipinge il ritratto di un uomo in cui vulnerabilità e forza si fondono misteriosamente, poi annota quotidianamente le sue impressioni e le sue emozioni, raccontando la vita del set, le difficoltà di produzione, il rapporto con gli attori - un cast d'eccezione: Marcello Mastroianni, Jeanne Moreau, Fanny Ardant, John Malkovich, Irène Jacob, Vincent Pérez, Kim Rossi-Stuart, Sophie Marceau - e il "work in progress" di un film destinato a rimanere un avvenimento unico nella storia del cinema.
Il testo è accompagnato da un commento straordinario di oltre 350 fotografie, tra cui vogliamo segnalare una serie di suggestive panoramiche dello stesso Wenders.

Incipit
Ho conosciuto Michelangelo Antonioni nel 1982, a Cannes, dove presentava in concorso il film Identificazione di una donna. Nello stesso periodo io ero lì con Hammet e il nuovo film di Antonioni mi colpì come già negli anni precedenti Blow up, Zabriskie point o L’avventura, La notte e L’eclisse.
Avendo in progetto un documentario sull’evoluzione del linguaggio cinematografico avevo pregato tutti i registi presenti a Cannes di parlare davanti alla macchina da presa del futuro del cinema. Molti avevano accetto l’invito, tra gli altri Herzog e Faßbinder, Spielberg, Godard e soprattutto Antonioni. I registi si ritrovavano in una stanza, ognuno per conto proprio, e dopo aver ricevuto un paio di istruzioni venivano lasciati soli con un Nagra e una cinepresa da 16 mm. "Mettevano in scena" loro stessi la risposta alla domanda che era stata formulata in precedenza, potevano rispondere sinteticamente o disporre di tutta la durata della pellicola in magazzino, circa dieci minuti. Il film poi fu poi chiamato Chambre 666, dalla stanza dell’Hotel Martinez nella quale avevano avuto luogo le riprese. In tutta Cannes non si era trovata un’altra camera libera.
Quella che mi aveva colpito di più era stata la risposta di Antonioni alla domanda sul futuro del cinema ed è per questa ragione del resto che nel film non ha subito nessun taglio, compreso il momento in cui Michelangelo finisce di parlare, si avvicina alla telecamera e la spegne.
Disse: «Che il cinema corre il pericolo di morire, come tu dici, è vero. Però bisogna considerare altre cose, ci sono vari aspetti di questo problema che non si possono trascurare. Per esempio che l’influenza della televisione si faccia sentire su tutti, sulla mentalità e sull’occhio dello spettatore, è innegabile, soprattutto degli spettatori più giovani, dei bambini per esempio, ma è innegabile anche che a noi sembra che questo fatto sia una cosa particolarmente grave soltanto perché abbiamo un’età diversa, probabilmente, e in effetti noi dobbiamo cercare di adattarci a quella che sarà l’esigenza di spettacolo di domani. Tutti sappiamo che ci sono nuove forme di rappresentazione della realtà, ci sono dei nuovi mezzi tecnici, c’è il nastro magnetico che probabilmente sostituirà la pellicola, perché la pellicola si è dimostrata insufficiente ai bisogni del cinema di oggi. (…) Io credo che con le nuove forme tecnologiche come il sistema elettronico e forse anche altre, il laser, chi lo sa, che si scopriranno, questo problema dello spettacolo da offrire a masse di pubblico sempre maggiori sarà risolto. (…) Non dobbiamo pensare soltanto a un domani breve, ma dobbiamo pensare a un futuro che, chi sa, non finirà mai probabilmente. Dobbiamo pensare a quelli che saranno i bisogni di spettacolo della gente di domani. Io non sono così pessimista. Devo dire che sono abbastanza…Ho cercato sempre di adeguarmi alle forme di espressione che corrispondevano di più al momento (…)Probabilmente, col grande schermo portato nelle case e il nastro magnetico ad alta definizione, avremo il cinema in casa, non avremo neanche più bisogno delle sale cinematografiche, tutte le strutture oggi esistenti dovranno cadere e non sarà facile, né sarà una cosa breve, però probabilmente tutta questa trasformazione, questi mutamenti, avverranno, e noi non potremo farci niente, ci resterà soltanto una cosa da fare, ed è quella di adattarci. (…) »
Non ero rimasto colpito solo dalla risposta in sé, ma anche dall’“entrata in scena” di Antonioni: il suo modo di parlare consapevole e tuttavia modesto, i suoi gesti, il suo modo di camminare avanti e indietro davanti alla macchina da presa, il suo fermarsi davanti alla finestra. Era un uomo la cui eleganza e il cui distacco si rispecchiavano nel suo lavoro e la cui risposta aveva la stessa modernità e radicalità dei suoi film.
Un anno appena dopo il nostro incontro venni a sapere dell’ictus che aveva subito e dell’afasia, una riduzione delle sue facoltà di parola, che ne era derivata. Ne fui subito colpito e sperai che le sue condizioni avrebbero potuto migliorare con la riabilitazione e le cure successive. Ma persi di vista Antonioni fino a quando, un paio d’anni dopo, un produttore mi interpellò per sapere se avrei potuto eventualmente sostituire Michelangelo come regista di back-up o di stand-by, perché altrimenti nessuna assicurazione avrebbe accettato un film diretto da lui. […]

 

 

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