Alice

Alice

di Judith Hermann

Hermann descrive come la scomparsa di una persona cara trasformi il nostro universo personale. Senza lacrime, però: la scrittura è gioiosa, carnale, ingegnosa. La maga Alice ci invita a gioire del paese dei vivi.Elle

Traduzione: Gian Marco Angelucci
Pagine: 112
Formato: cm 13,5 x 20,5
Legatura: Brossura
Pubblicazione: ottobre 2011
ISBN: 978-88-7202-032-6
Prezzo: € 12,00

 

Judith HermannL'autrice
Judith Hermann è nata a Berlino nel 1970. Ha studiato giornalismo e al termine della formazione è andata a New York dove ha vissuto e lavorato per sei mesi. Tornata a Berlino con alcuni suoi racconti ha vinto il concorso per la borsa di studio Alfred Döblin. Nel 1999 esce la sua prima raccolta di racconti Casa estiva, più tardi (tradotta in 17 lingue e pubblicata da e/o nel 2001) grazie alla quale riceve la borsa di studio Hugo- Ball nel 1999 e il premio Kleist nel 2002. Nel 2003 pubblica Nient'altro che fantasmi che raggiunge in poche settimane la vetta delle classifiche dei libri più venduti in Germania e un ottimo successo in Italia. Nel 2006 viene scelto come soggetto per l'omonimo film di Martin Gypkens. Alice è il suo terzo libro.

Il libro
Come cambia la vita, cosa rimane dell'amore quando le persone non ci sono più? Judith Hermann in Alice, come nei quadri di Hopper, risponde in uno stile sobrio e veloce, senza indulgere nei rituali del dolore. Le persone ci restano vicine ma è come se una materia invisibile impedisse di toccarle nel profondo. E di sciogliersi in quel contatto. Cinque racconti che si leggono come un romanzo. Temi: l'amore, la morte, la perdita di una persona cara, il percorso doloroso che deve compiere chi sopravvive per riorientare la propria vita, lasciando andare chi non c'è più, senza dimenticare.
I personaggi prendono corpo da pochi tratti di penna, descrizioni di cose, gesti, azioni, contesti.
Il libro si inserisce con leggerezza nel topos letterario di eros e thanatos.

Incipit
da Micha

Ma Micha non era morto. Non nella notte tra il lunedì e il martedì, e neppure in quella tra il martedì e il mercoledì, probabilmente sarebbe morto mercoledì sera o nella notte tra il mercoledì e il giovedì. Alice ricordava di aver sentito dire che la maggior parte delle persone muore di notte. I medici non dicevano più nulla, alzavano le spalle e allargavano le braccia, le mani aperte, disinfettate. «Non c'è niente da fare. Ci dispiace».
Alice, Maja e la figlia di Maja dovevano dunque trovarsi un nuovo alloggio. Un'altra casa per le vacanze, perché Micha non riusciva a morire, e la casa attuale era troppo piccola. Per loro ci volevano almeno due camere, una per Maja e la bambina, l'altra per Alice, e anche un soggiorno col televisore per la sera e una cucina mediamente attrezzata per le esigenze della bimba, e un bagno con la vasca. Un giardino? Una finestra con vista, che si aprisse su qualcosa di bello.
Micha, in ospedale, indossava un camice da notte a rombi blu. Era rimasto pelle e ossa, uno scheletro, solo le mani si erano mantenute identiche, morbide e calde. Sul comodino c'erano solo una bottiglia d'acqua e una tazza col beccuccio. Ormai però aveva smesso anche di bere.

 

 

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.