Nient’altro che fantasmi

Nient'altro che fantasmi

di Judith Hermann

Si tratta di un piccolo capolavoro della giovane scrittrice berlinese J. Hermann. Siamo di fronte a una prova di scrittura minimalista, esemplata da sette racconti, così intensi da essere stati ‘tradotti' già in un film di successo da Martin Gypkens.Il Messaggero

Traduzione: allieve S.E.T.L.
Collana: Paesi, parole
Pagine: 214
Formato: cm 13,5 x 20,5
Legatura: Brossura
Pubblicazione: novembre 2008
ISBN: 978-88-7202-037-1
Prezzo: € 13,50

 

Judith HermannL'autrice
Judith Hermann è nata a Berlino nel 1970. Ha studiato giornalismo e al termine della formazione è andata a New York dove ha vissuto e lavorato per sei mesi. Tornata a Berlino con alcuni suoi racconti ha vinto il concorso per la borsa di studio Alfred Döblin. Nel 1998 pubblica la sua prima raccolta di racconti Casa estiva, più tardi (pubblicato da e/o nel 2001) grazie alla quale riceve la borsa di studio Hugo-Ball nel 1999 e il premio Kleist nel 2002. Nel 2003 pubblica Nient’altro che fantasmi che già dalle prime settimane, vende in Germania 250.000 copie raggiungendo la vetta delle classifiche dei libri più venduti.

Il libro
Nient’altro che fantasmi è una raccolta di sette racconti, quasi tutti al femminile, in cui i confini tra amicizia, amore, sesso, lealtà finiscono per assumere contorni sfumati, sottili, all’insegna di una tensione emotiva che accompagna la narrazione sin dai primi passi. I protagonisti (quasi sempre giovani nordeuropei) di questa raccolta si assomigliano: sempre in viaggio verso terre straniere, sono alla ricerca di se stessi e di un equilibrio che spesso si rivela inafferrabile. Sono donne, amiche, amanti, genitori, figlie o semplici conoscenti che si muovono sullo sfondo di luoghi immersi in un’atmosfera in bilico tra realtà e fantasia, luoghi che ne influenzano e segnano il comportamento e l’evoluzione personale.

Incipit
da Ruth (amiche)

Ruth disse: – Promettimi che non avrai mai una storia con lui –. Me la ricordo mentre lo diceva. Era seduta su una sedia vicino alla finestra, le gambe nude raccolte contro il petto, si era fatta la doccia e lavata i capelli, indossava solo la biancheria intima, un asciugamano avvolto attorno alla testa, il viso aperto, grande, mi guardava interessata, piuttosto divertita, non spaventata. Disse: – Me lo prometti? – e io distolsi lo sguardo, guardai fuori dalla finestra, verso il parcheggio sull’altro lato della strada, pioveva e faceva già buio, l’insegna del parcheggio brillava di una bella luce blu, dissi: – Senti, perché dovrei promettertelo? È ovvio che non avrò mai una storia con lui –. Ruth disse: – Lo so. Promettimelo lo stesso, – e io dissi: – Te lo prometto, – e poi la guardai di nuovo, non avrebbe dovuto dirlo.

Conosco Ruth da una vita.

Lei conosceva Raoul da due o tre settimane. Era venuto per uno spettacolo fuori cartellone nel teatro in cui lei aveva avuto una scrittura di due anni, non sarebbe rimasto a lungo, forse per questo lei aveva tanta fretta. Mi telefonò a Berlino, avevamo vissuto insieme fino a quando non aveva dovuto trasferirsi a causa dell’ingaggio, non riuscivamo ad abituarci all’idea di vivere separate, mi telefonava tutte le sere. Mi mancava. Ero seduta nella cucina ormai vuota, a parte un tavolo e una sedia, mentre ero al telefono con lei fissavo la parete, sulla parete c’era un foglietto che aveva attaccato chissà quando, tonight, tonight it’s gonna be the night, the night. Pensavo sempre di strapparlo, ma poi non lo facevo mai. Mi telefonò, come sempre, e disse subito e senza esitare: – Sono innamorata, – e poi mi raccontò di Raoul, e la sua voce sembrava così felice che sentii il bisogno di alzarmi e camminare su e giù per l’appartamento con il telefono in mano, mi rendeva inquieta, in un certo senso nervosa. Non mi ero mai interessata dei suoi uomini, né lei dei miei. Disse: – È così alto –. Disse tutto quello che si dice sempre, e anche qualcosa di più, il suo innamoramento non sembrava per forza diverso da altri innamoramenti passati. Si erano girati intorno per una settimana, si erano lanciati sguardi e avevano cercato l’una la vicinanza dell’altro, si erano baciati per la prima volta una sera, dopo una festa, ubriachi, nella galleria commerciale della cittadina, si baciavano dietro le quinte nelle pause tra una scena e l’altra e nella mensa, dopo che i colleghi erano andati via e quando la cuoca metteva le sedie sui tavoli. Ruth disse che le sue mani erano così morbide, che aveva i capelli rasati, a volte portava gli occhiali, facevano uno strano effetto, una piccola montatura di metallo sagomato, non adatta al suo viso. Disse: – In realtà è piuttosto il tuo tipo, davvero, proprio il tuo tipo, se lo vedessi sverresti, – dissi: – Ma che significa, il mio tipo?

 

Da Nient’altro che fantasmi è stato tratto il film omonimo diretto da Martin Gypkens, nelle sale tedesche dal novembre 2007. Il film ha partecipato ai festival di Amburgo e Locarno.
I diritti del libro sono stati comprati da Cina, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Grecia, Israele, Giappone, Corea, Olanda, Norvegia, Regno Unito, Spagna, Svezia, Taiwan, Ucraina, Serbia.

 

Nichts als Gespenster - Trailer

 

 

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