Come svoltare nella vita (senza farsi ammazzare)

Come svoltare nella vita

di Angélica Gorodischer

Il sottotitolo è: Senza farsi ammazzare. Dunque è chiaro il senso della svolta: eliminare il problema fisicamente. C’è l’impiegata solitaria, testimone di una coppia che si ama e si odia fino all’omicidio finale. E c’è la galeotta, in galera per conto di un fidanzato. Anche lei “svolterà”. A modo suo, e con parecchio sangue, otto racconti, protagoniste otto donne, scritti con uno stile immediato e sorprendente. Nona interprete, la città, Rosario, scura e infernale come una Chicago anni Venti.Io Donna

Traduzione: Anna Ferrari Aggradi
Pagine: 136
Formato: cm 13,5 x 20,5
Legatura: Brossura
Pubblicazione: Maggio 2008
ISBN: 978-88-7202-033-3
Prezzo: € 10,00

 

GorodischerL'autrice
Angélica Gorodischer è nata a Buenos Aires il 28 luglio del 1928 e vive a Rosario (Santa Fe).
La sua vastissima produzione letteraria comprende romanzi e raccolte di racconti, tra cui molte di genere fantastico. Si ricordino: Cuentos con soldados (1965); Opus dos (1968); Las pelucas (1969); Trafalgar (1979); Kalpa imperial (1983); Floreros de alabastro, alfombras de Bokhara (1985); Jugo de mango (1988); La fábula de la virgen y el bombero (1993); Tecnicas de supervivencia (1994); Prodigios (1994); La noche del inocente (1996).
Ha ricevuto numerosi premi, nazionali e internazionali, e molte delle sue opere sono state tradotte in francese, inglese, ceco e svedese.

Il libro
Anche l’Argentina ha la sua Sin City. È Rosario. Una città in cui ogni abitante ha un debito da pagare, una vendetta da consumare o una follia da sfogare. Un luogo in cui l’inferno si nasconde in malfamati vicoli e in lussuose ville borghesi, e in cui tante esistenze, loro malgrado, si trovano a vivere.
Una donna testimone di una coppia che si odia e poi si ama, fino alla morte. Un vecchio sbirro che ricorda la sua sfida con un ladro misterioso e inafferrabile. Un’ex galeotta che cerca vendetta contro l’uomo che l’ha tradita. L’amante di un commissario che per i gioielli farebbe qualunque cosa. Una ricca arpia che in punto di morte decide di assumere una domestica senza nome. Una puttana in cerca di riscatto sociale. Un medico che cura la depressione trasformandosi in serial killer. Un’ingenua ragazzina che scopre gli oscuri segreti della propria famiglia.
Otto racconti tra il noir e il poliziesco, il thriller e la detective story, in cui niente è come sembra e la verità è sempre una rivelazione.
La Signora argentina del giallo, Angelica Gorodischer, dà ai suoi personaggi, uomini o donne che siano, vite e voci diverse ma sempre credibili, e trasforma la sua Argentina in una terra di misteri e violenza, incrocio ideale tra l’America di Raymond Chandler e l’Inghilterra di Agatha Christie.

Dai racconti...
Mi sentivo bene, davvero bene. Avevo ucciso una persona, è vero, proprio io che avevo giurato di salvare delle vite, ma quella era una persona spregevole. Voglio dire che non sentivo il minimo rimorso, che non mi importava delle leggi o dei comandamenti. Ero consapevole di ciò che avevo fatto ma sapevo anche che non era stato altro che un gesto, diverso, da condannare forse in alcune circostanze, ma nulla più di questo, un gesto, un’azione, un fatto senza alcuna importanza, senza conseguenze.

«Forza, parla» era il ritornello che ripetevo a tutti. «Che vuole che le dica, capo?» mi rispondevano con i nervi a fior di pelle. «Qualunque cosa», gli facevo io, «e datti una mossa, ché sennò...». Poi c’era il solito gradasso che alzava la cresta «sennò cosa, mi sbatte dentro?» «No», lo rassicuravo, «ti mando via e faccio avvisare Ramallo il Guercio, Cirilo Gómez, o Hilario il Pazzo. Uno qualunque dei pezzi grossi del momento, che ne dici? Certo, quella è gente che si offende per un nonnulla. Basta una cretinata e quelli fanno una strage. Pensa se sapessero che tu hai spifferato qualcosa».

Era alto e molto grasso. Anche molto bianco. Una volta doveva essere stato biondo ma ora gli rimaneva una corona di capelli tra il bianco e il giallastro intorno alla pelata lucida. Aveva un naso all’insù, una bocca carnosa e occhi chiari. Era vestito con dei pantaloni grigi, una maglietta azzurra stinta e dei mocassini senza calze. La cinta dei pantaloni era molto bassa, come se reggesse quel ventre acquoso, espressivo, prua insolente quando si sollevava. La carne bianca e molle gli spuntava dal bordo della scollatura della maglietta e veniva fuori dalla cintura ogni volta che si muoveva. Quella carne doveva essere liscia, imberbe e rosa, morbida al tatto, come quella dei bambolotti che piangono, celluloide sorridente, gomma vuota, un peso di piombo nella pancia che li fa balzare in piedi inaspettatamente quando qualcuno li capovolge.

Richi sentiva il sangue colargli lungo il collo e bagnargli la camicia. Voleva gridare, certo che lo voleva, ma lei non lo lasciava. Era seduta sul suo petto e gli premeva la bocca con entrambe le mani. Il Turnbull le spuntava tra le dita della mano destra.
Lo colpì di nuovo. Più che un colpo, fu quasi una carezza. La punta del coltello tagliò la giacca, il maglione, la camicia e la canottiera, arrivò alla carne e continuò. Non molto in profondità. Non voleva che morisse così presto. Lei aveva sopportato per anni, quanti anni? Beh, lui poteva sopportare per un paio d’ore.
«Ce l’hai un cuore? Ce l’hai? Sicuro?» Mise la punta del Turnbull nella ferita appena aperta e la percorse, rigirando nella carne la lama macchiata. Richi svenne. Un peccato.
Tornò vicino a lui che sembrava una statua di gesso. Così bianco, freddo e preoccupato. E pensare che lei tanto tempo fa lo aveva a lungo accarezzato, lo aveva fatto bruciare di desiderio sdraiato su di lei, la bocca infuocata e gli occhioni spalancati. Adesso se ne stava quieto e freddo, tanto che lei si spaventò e gli sentì il polso. Ma no, era vivo. Meno di prima, ma era vivo. Gli tolse le scarpe e i calzini e con il coltello gli fece un taglio abbastanza profondo, più di quello sul petto, sulle piante dei piedi. Lui si agitò, fece qualcosa come un singhiozzo e mosse la testa. Gli si avvicinò e le sembrò che volesse dirle qualcosa. Si piegò:
«Che vuoi?» diceva lui a bassa voce, così bassa che lei lo sentiva appena «dimmi che vuoi, ti darò tutto, dimmi».
«È tardi per frignare» fece lei, «non voglio più niente. Anzi, voglio che vieni nei giorni di visita e mi porti delle caramelle e una boccetta di colonia. Questo voglio».
E allora gli aprì il ventre. Gli spaccò la cinta con un colpo e affondò la punta del Turnbull vicino all’ombelico.

L’uomo riuscì a voltarsi. Io tenevo ancora la pistola in mano e così, mentre lui cadeva, vidi per un secondo la perfezione dei corpi, quella che mai nessuno ci insegna e che scopriamo solo troppo tardi, quando si ha un figlio o si sta per morire. Si contorceva come se fosse torturato, i piedi rivolti verso mia madre, sua vittima mancata, le ginocchia appena piegate, i fianchi storti, il torso verso di me, una mano come un’ala, indecisa, l’altra ormai inutile, sfiancata dal peso dell’arma, che era qualcosa di nero, una tarantola o uno straccio in cerca del suolo. Gli tremarono le spalle, aprì la bocca e i suoi occhi spaventati mi cercarono senza potermi trovare e tuttavia io ero lì, rigida e immobilizzata in un piccolo gesto, impertinente e gradito, contemporaneamente desiderato e impossibile da ripetere.
Lo vidi cadere. Si piegò sulle ginocchia e abbassò la testa, senza cercare né aspettare nulla perché il dolore e il buio gli si confondevano nelle vene dilatate del bianco degli occhi. Cadde lentamente. Il gomito destro fu il primo a toccare terra, poi la testa, poi si accasciò tutto il corpo, barcollando come in mare e bagnando il tappeto con un lago lucente di sangue.

La pistola gli scivolò dalla mano e cadde vicino alla poltrona dov’era seduta mia madre. Lei la spinse via con la punta della scarpa come se le facesse schifo.


Chi ama la letteratura poliziesca, i racconti noir, il thriller psicologico in cui le protagoniste sono spesso donne.
Rosario è storicamente la Chicago argentina. Adesso è una cittadina tranquilla ma per anni si sono affrontate le criminalità mafiose di italiani e polacchi e la “tratta delle bianche” andava a riempire i bordelli del paese.

 

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