Il suono della mia voce

Suono200

di Ron Butlin

Irvine Welsh ha scritto: “Morris Magellan è dirigente in un’azienda scozzese che produce biscotti. Egli sembra incarnare la gretta immagine del successo in pieno stile anni Ottanta: un buon lavoro, una casa in un quartiere residenziale, una bella moglie, due figli, uno stile di vita conformista. In breve, esteriormente Morris sembra la perfetta incarnazione dei valori thatcheriani. Tuttavia, ha un grave problema: è un alcolizzato cronico”..ed io [Franco Cordelli] che sia un romanzo bello e vero non ho dubbi.

Traduzione: Silvana Vitale
Prefazione: Irvine Welsh
Collana: Paesi, Parole
Pagine: 128
Formato: cm 13,5x20,5
Legatura: Brossura
Pubblicazione: Dicembre 2004
ISBN: 978-88-7202-022-7
Prezzo:€ 13,50

 

L'autore
butlinRon Butlin, poeta-scrittore scozzese dai versatili interessi, prima di dedicarsi alla scrittura è stato autore di testi per una pop band, ha lavorato su una chiatta, come valletto in alcune ambasciate e residenze di campagna e come modello.
Per questo romanzo Butlin ha ricevuto in Francia il premio Mille Pages 2004 come migliore autore straniero, e nel 2005 il premio Lucioles, come migliore opera straniera.
Attualmente vive ad Edimburgo.

Il libro
Il suono della mia voce, l’asciutta e diretta confessione di un uomo che combatte ogni giorno la sottile angoscia del vivere quotidiano. Morris Magellan si sveglia ogni mattina pronto ad interpretare la parte che gli è stata affidata dalla vita: product manager di una ditta di biscotti, marito affettuoso di una moglie molto comprensiva e padre di due bambini. Per affrontare però le quotidiane attività ha bisogno di un bicchiere di qualsiasi cosa gli tolga dalla testa la sensazione di affogare in un oceano di oscurità e fango.
Con una narrazione lucida e minimale Ron Butlin non ci presenta solo la storia di un alcolista, ma mette a nudo la strisciante insoddisfazione di una vita “normale”, nella quale l’alcool non rappresenta il problema, ma una soluzione estrema ed assurda al disagio interiore. In una sorta di sdoppiamento Morris si rivolge a se stesso in seconda persona, in un dialogo fatto di ricordi, bicchieri di brandy scolati senza neanche accorgersene e rovesciamento della realtà; quei figli e quella moglie che dovevano costituire la solidità, lo scoglio a cui aggrapparsi quando la marea dell’angoscia sale, diventano gli “accusatori”, di fronte ai quali finge che tutto vada bene mentre si guarda sorridere, parlare, preparare la colazione, come in una vera, bella, perfetta famiglia felice.

Incipit
Eri a una festa quando è morto tuo padre – e appena te l'hanno detto è avvenuto un miracolo. Un vero e proprio miracolo. Non è durato, certo, ma è stato piuttosto convincente per qualche attimo. Poi, un'ora dopo, hai riaccompagnato a casa una ragazza e l'hai costretta a fare l'amore. Ti sei aggrappato a lei che piangeva e ti supplicava: ancora oggi le sue lacrime sono la tua massima esternazione di dolore per la morte di tuo padre. Hai trentaquattro anni; tutto ciò che ti è accaduto sta ancora accadendo.
Ogni volta che ti allontanavi dal paese in macchina con tuo padre, guardavi fuori dal lunotto per tenere d'occhio la tua casa – un cottage su piano unico – il più a lungo possibile. La strada si inerpicava per una collina ripida, e a mano a mano che il paese, poi i campi e i boschi circostanti ti si offrivano alla vista, ti sforzavi sempre più di tenere gli occhi incollati alle mura bianche del cottage, cercando di non battere le palpebre e di non distogliere lo sguardo nemmeno per un secondo. Non c'era istante in cui la casa sparisse davvero, soltanto l'improvvisa consapevolezza che fosse appena scomparsa quando, per un secondo, pur senza volerlo, allentavi la concentrazione e la perdevi di vista.
Più tardi, al ritorno in paese, mentre tuo padre guidava giù per la collina, cominciavi con trepidazione a controllare ogni punto di riferimento familiare che conduceva a casa tua: la parrocchia, poi il recinto con i cavalli, il fienile di legno. «Forse non c'è, forse non c'è» continuavi a ripetere sottovoce. Arrivato all'altezza del frutteto di Keir lo stato d'incertezza in cui ti eri catapultato diventava quasi insostenibile. Poi, molto, molto lentamente, ti voltavi nella direzione di casa tua. Prolungavi quest'ansia, quest'angoscia il più a lungo possibile. Ti dava, tu lo sapevi, la misura della gioia che avresti provato non appena avessi scorto nuovamente il colore bianco: la tua casa ai piedi della collina.
Appena la macchina si fermava ti precipitavi fuori. I tuoi genitori scaricavano la spesa dal portabagagli, completamente ignari del miracolo che si stava compiendo intorno a loro: eri andato via e ora eri tornato nello stesso identico posto. Tutto ciò che conoscevi di te stesso veniva confermato ancora una volta: il piacere che provavi a far cigolare il cancello arrugginito; la paura del cane del vicino; l'eccitazione al pensiero di andare a raccogliere le uova delle galline.
Riportandoti a casa, tuo padre ti aveva restituito nuovamente a te stesso. Osservavi i dintorni a te familiari, salutandone in silenzio ogni aspetto, uno per uno, e poi rivolgevi a tuo padre uno sguardo di meraviglia mista a gratitudine. Lui sbatteva il portabagagli ed entrava in casa. Un pomeriggio ha portato te e tua madre a fare un picnic. Ha guidato per trenta chilometri attraverso le colline dei Borders, con i finestrini completamente abbassati per lasciare entrare una ventata d'aria fresca. Ogni tanto doveva fermarsi per far raffreddare il radiatore. La prima volta che ha svitato il tappo, hai visto l'acqua bollente schizzare in aria. Per te era un gran bel divertimento. «Facciamo di nuovo la fontana?» domandavi speranzoso ogni volta che la macchina si fermava. Avevi tre anni e ancora credevi che ti avrebbe risposto.

 

"Il libro di Butlin è un trionfo di stile". "A mio giudizio, questo romanzo è una delle più grandi opere di narrativa pubblicate in Gran Bretagna negli anni Ottanta". "Prevedo che Il suono della mia voce sarà giustamente considerato uno dei più grandi romanzi del suo tempo e del suo genere". (Irvine Welsh)

"Sono rimasto molto affascinato da Il suono della mia voce, un romanzo bellissimo dello scrittore scozzese Ron Butlin". (Daniel Pennac)

"…un libro bello e vero non ho dubbi". (Franco Cordelli)
Apprezzato molto in Scozia al momento della sua prima pubblicazione negli anni ‘80, propone un’originale visione del problema dell’alcolismo; al di là dell’argomento trattato è un romanzo di grande efficacia narrativa, per tutti coloro che amano una letteratura introspettiva arguta, attentamente orchestrata, che non cade nell’ovvio.
Morris Magellan è protagonista e spettatore inerme di un dramma rovinoso: un castello di carte il cui equilibrio è costantemente compromesso; un delirio nitido e dettagliato che dietro il dramma dell’alcoolismo cela la ricerca di risposte che mai avranno un volto ma nel quale Butlin riesce a cogliere nel contempo punte d’ironia e cinismo. Il tutto è scandito da un ritmo incalzante, in continua progressione, e da particolareggiate descrizioni che rendono il racconto estremamente coinvolgente e a tratti soffocante.

 

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