I Wandervögel: una generazione perduta

Wandervogel

di Winfried Mogge

All'inizio del Novecento, uno studente liceale di Berlino, Karl Fischer, diede vita al gruppo dei Wandervögel, “uccelli migratori”. Erano nudisti, vegetariani, capelloni. Hanno inventato i campeggi e i grandi concerti all’aria aperta. Hermann Hesse, Carl Jung, Isadora Duncan e Franz Kafka fecero parte di questo grande movimento europeo spazzato via dal nazismo.

Traduzione: Enrico Fletzer, Leda Spiller
Prefazione:
Oliviero Toscani
Pagine:
140
Formato:
cm 13,5 x 24
Legatura:
Brossura
Pubblicazione:
Novembre 1999
ISBN:
88-7202-012-3
Prezzo: € 16,00

 

Winfried Mogge

L'autore
Winfried Mogge, nato il 15 agosto 1941 a Iserlohn in Westfalia e cresciuto a Iserlohn e a Colonia, si è laureato in giornalismo a Norimberga, dove è stato direttore del Centro di formazione per adulti di Rothenfels (Bassa Franconia). A Berlino e a Erlanger ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia e letteratura tedesca. Dal 1976 dirige l'Archivio del Movimento giovanile tedesco nel castello di Ludwigstein (Hessen). Fa lavoro di ricerca e scrive di storia tedesca, storia contemporanea, storia del Movimento giovanile e storia dell’arte.

Il libro
I Wandervögel: una generazione perduta è il primo libro della nuova collana Paesi, parole, nella quale vengono presentati libri di diversa provenienza e di diverso genere, sempre con un taglio molto originale. Il Wandervögel (uccello migratore) fu un movimento naturalista nato a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Il nome si ispira alla migrazione degli uccelli (Vögelwanderung), cara ai fondatori del movimento in virtù del loro amore per l'andare errando; ma nel nome c'è anche l'eco delle migrazioni indoeuropee verso l'Europa, tema particolarmente caro ai tedeschi dell'epoca. L'importanza dei Wandervögel è legata alla loro modernità. Con loro si diffonde la cultura del corpo "libero" (testimoniata in questo libro dalle numerose foto di nudo), il turismo di gruppo (furono i primi a organizzare ostelli e campeggi), il gusto per i raduni musicali, per la danza spontanea o ispirata alle tradizioni popolari, per i bivacchi nei boschi, all'insegna del rifiuto della civiltà industriale.
Herman Hesse, Isadora Duncan, Franz Kafka e Carl Gustav Jung erano Wandervögel.

Incipit
«È una bella giornata di primavera. Stai vagando,l'animo leggero, lungo verdeggianti pendii montani, assaporando l'aria marzolina. All'improvviso ti colpiscono dei canti che vengono nella tua direzione. Con passi rapidi ed elastici figure gioiose di giovani piegano verso il bosco vicino. Sono Wandervögel,che accompagnano con le chitarre canzoni di marcia e canti allegri e salaci. Ti superano sfrecciando, con un saluto allegro; troppo rapidi, quasi, per poter assaporare appieno la pura bellezza del paesaggio. Ma in fondo al corteo c'è anche qualcuno che, qua e là, si sofferma con lo sguardo ad osservare, come per raccogliere e fissare impressioni. Una scatoletta nera, la “trappola per i raggi”, penzola al fianco di questi giovani, e dallo zaino spuntano, insolenti, i piedi aguzzi del cavalletto. Al loro “salve”, che ti risuona contro in segno di saluto, si risponde senza esitazione “Gut Licht!”, “Buona Luce!”. Sono sicuramente le ultime leve della nobile arte fotografica, che al piacere dell'escursione uniscono quello di un'attenta osservazione».
Con queste parole, riportate nel 1911 dalla rivista «Wandervögel», si esprimeva in termini entusiastici uno dei fotografi non professionisti del Movimento giovanile tedesco, per il quale la macchina fotografica, chiamata la “trappola per i raggi” o la “cassettina della luce”, era l'equipaggiamento d'obbligo in tutte le escursioni, i convegni, le feste. A questi fotografi – molti dilettanti, ma alcuni diventati in seguito autentici professionisti – si deve una documentazione unica nel suo genere, finora poco sfruttata e, come tale, ancora non interpretata: un archivio fotografico del Movimento giovanile degli anni tra l'Impero e la Repubblica di Weimar, un patrimonio di immagini che nessun altro gruppo di quell'epoca ha prodotto e tramandato in tale abbondanza.
Uno di questi fotografi era Jilius (detto “Jule”) Gross che, firmandosi come “Ufficio fotografico del Wandervögel” diventò una specie di istituzione, il “fotografo dei Wandervögel” per eccellenza. La sua opera, presentata qui per la prima volta attraverso una raccolta selezionata delle sue fotografie, consentirà un accesso privilegiato al tema del Movimento giovanile tedesco.

 

Oliviero Toscani, provocatorio maestro della fotografia, rende omaggio ai Wandervögel: "Fin da quando eravamo studenti a Zurigo, quando ci incontriamo tra compagni, continuiamo a scambiarci l'augurio Gut Licht (buona luce), il saluto dei Wandervögel, che attraverso l'uso della loro "cassettina della luce", la macchina fotografica, seppero far conoscere e imporre un preciso stile di vita". Emarginati perché ingiustamente assimilati ai movimenti della gioventù nazista, i Wandervögel vengono oggi finalmente riscoperti. Il loro narcisismo estetico, la loro maniera di porsi, ripresa poi dalla Bauhaus, hanno ancora una forte influenza non solo su tutta la moda moderna, ma anche sul costume, costituendo un modello di libertà e di anticonformismo.
In 89 antiche fotografie la ricostruzione della storia dei Wandervögel. Emarginati perché ingiustamente ritenuti espressione del regime nazista, essi ricevono oggi il loro giusto riconoscimento di artisti, scopritori di un uso originale e innovativo della fotografia, creatori di uno stile di vita sovvertitore di ogni ordine e conformismo.
"Con il loro amore per la natura e per l'arte, la libertà dagli schemi imposti dalla società, con il loro narcisismo estetico, i Wandervögel crearono un mondo nuovo, tutto loro e uno stile di vita che ha influito non poco sul gusto e la moda di oggi" (La Repubblica)

 

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