Aspetta primavera, Lucky

Aspetta Primavera Lucky

di Flavio Santi

Il ritratto crudo e lacerato della prima generazione di operai-intellettuali.

Pagine: 144
Formato: cm 12 x 16
Legatura: Brossura
Pubblicazione: Gennaio 2011
ISBN: 978-88-7202-040-1
Prezzo: € 9,00
VINCITORE DEL PREMIO "IL PARADISO DEGLI ORCHI"

 

L'autore
Flavio Santi (1973) vive tra la campagna pavese e quella friulana. Ha tradotto autori classici (tra cui Herman Melville, Francis Scott Fitzgerald) e contemporanei (Wilbur Smith, Ian Fleming e molti altri). Insegna all’università dell’Insubria di Como-Varese.
Ha scritto di vampiri, precari, supereroi, ma soprattutto del Friuli, raccontandolo nelle raccolte di poesia Rimis te sachete/Poesie in tasca (Marsilio, 2001), Asêt/Aceto (La Barca di babele, 2003), nel memoir on the road Il tai e l’arte di girovagare in motocicletta (Laterza, 2011) e in alcuni reportage televisivi.
Nel 2016 è uscita la prima indagine dell’ispettore Drago Furlan, La primavera tarda ad arrivare (Mondadori, Premio La Provincia in Giallo). Nel 2017 è uscita la seconda indagine, L'estate non perdona (Mondadori).
È tradotto in diverse lingue, dall’inglese al coreano.

Il libro
L'inverno di Fulvio Sant, giovane traduttore e letterato tuttofare, trascorre come il suo metabolismo, dipendente dalle mail altrui e dal tubicino del suo inseparabile aerosol. Un povero cristo del nostro umanesimo che odia il potere e vorrebbe avere il talento di Martin Amis o l'impeto sardonico di Bianciardi, ma si ritrova invece a ruminare i suoi giorni come un novello Fantozzi. La sua vita, mese dopo mese, ha sempre più un sapore agro e con lei gli affetti: ama Giulia, la moglie, clone di Simone Weil, ma desidera Sveva e la sua schiena da nuotatrice. Vive in un Paese dove il futuro è dei giovani ma non il presente e nel quale fa sempre più fatica a riconoscersi. Ogni sua azione gli sembra velleitaria: un sogno con Pasolini che resta in Friuli per tutta la vita, una lettera a Veltroni, insegnare letteratura a giovani brufolosi, vagheggiare la bomba al Pirellone. Non restano che le parole di un poeta, di Simone, amico vero che ormai però non c'è più. Aspettando sempre che la neve sul parabrezza si sciolga e arrivi primavera.

Incipit
La notte è fatta per gli uomini che si svegliano di colpo nel cuore della notte. Così anch'io mi sveglio di colpo nell'oceano scuro e sterminato di questa notte. Un triangolo delle Bermuda formato camera da letto due metri per tre. Soffoco, annaspo, cerco un'ancora di salvezza nel buio fitto delle tenebre, esposto ai gelidi monsoni del mio disorientamento. Mi sento uno struzzo, la testa sotto terra.
Accanto a me c'è Giulia. Devo aver svegliato anche lei. Sento che borbotta qualcosa.
«Cristo, ho fatto un sogno, un lungo sogno» le faccio, tremando ancora, la gola chiusa e una specie di brina sugli occhi. Cerco di raddrizzarmi. Per un attimo avverto una fitta alla schiena.
Allora lei allunga una mano e accende la luce sul comodino. Un cono giallo canarino invade il suo spazio, illuminandole i capelli e parte del cuscino. Non riesco a vederle il viso, mi dà le spalle. Immagino che tenga gli occhi chiusi.
«E che hai sognato?» gorgoglia ancora incredula e addormentata.
«Ti va se te lo racconto?» le faccio di getto, come se in bocca avessi un tizzone ardente da sputare via prima possibile.

 

 

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