Lettera a uno sconosciuto

Cage

di John Cage

Un'intervista ideale corredata da fotografie, spartiti e dipinti.

Traduzione: Franco Masotti
A cura di: Richard Kostelanetz
Prefazione: Edoardo Sanguineti
Ricordo: Merce Cunningham
Pagine: 580
Illustrazioni: 78 (57 in b/n - 15 a colori e 6 spartiti)
Formato: cm 16x24
Legatura: Cartonata con sovracoperta
Pubblicazione: Marzo 1996
ISBN: 978-88-7202-064-7
Prezzo: € 55,00

John CageL'autore
John Cage nasce a Los Angeles nel 1912. Il padre è un inventore, la madre una redattrice del "Los Angeles Times". John comincia a studiare pianoforte da bambino con la zia Phoebe, che abita al piano di sopra. A 12 anni ottiene la conduzione di una trasmissione radiofonica dei boy scout, da lui ideata, nella quale spesso suona per intrattenere il pubblico "in mancanza di meglio".
A 20 anni abbandona il college, va a Parigi, poi si trasferisce a New York per studiare musica. Diventa allievo di Schönberg e, dopo anni di rifiuti, difficoltà economiche, critiche feroci e indignate al suo lavoro, si afferma come il compositore americano contemporaneo più importante, scomodo, anticonformista, interessante, sorprendente, gioioso, provocatorio della sua generazione. Un artista dal lavoro del quale la musica contemporanea non può più prescindere.

Il libro
Lettera a uno sconosciuto - come Cage stesso definiva la composizione - è un libro che racchiude tutto il John Cage-pensiero: una ricca panoramica sugli argomenti-chiave della vita e dell'attività artistica di uno dei geni della musica e della cultura del '900. La sua infanzia a Los Angeles, il padre inventore, il matrimonio con Xenia, Parigi, New York e la lunga "gavetta" di musicista e compositore originale e squattrinato.
E poi l'amicizia con Marcel Duchamp, l'"apprendistato" appassionato con Schönberg, le prime commissioni, la disposizione parallela per la musica e per la pittura. E la passione per i funghi, l'intrigo degli scacchi, l'attrazione straordinaria del buddismo zen, la fede nella macrobiotica.
E ancora la musica, i suoi scritti teorici, Merce Cunningham e la danza, i destinatari della sua eredità, fino all'estetica, alla pedagogia, alla filosofia sociale. Une puzzle prezioso, costruito con stralci da centinaia di interviste che Richard Kostelanetz ha "montato", con l'aiuto e l'assistenza generosa di Cage, per scrivere una definitiva intervista ideale, corredata da fotografie, spartiti, disegni, dipinti e dall'appendice critica più completa e aggiornata mai pubblicata. Un libro che in Italia copre finalmente un vuoto ingiustificabile.

Incipit
AUTOBIOGRAFIA
Sono nato a Los Angeles nel 1912. Le radici della mia famiglia sono completamente americane […] Mia madre si era già sposata due volte prima di unirsi in matrimonio con mio padre, ma me lo disse solo dopo la sua morte. Non riusciva a ricordare neppure il nome del suo primo marito. […]
Mio padre era un inventore e aveva idee affascinanti sui viaggi spaziali: andare sulla luna e cose del genere. Aveva elaborato una teoria sul funzionamento dell’universo che chiamò “teoria del campo elettrostatico”. Riuscì anche a realizzare nel suo laboratorio un modello dell’universo fatto di palline leggerissime, di varie dimensioni, che si muovevano nell’aria sospese in un campo elettrostatico e simulavano con precisione le orbite e le rivoluzioni dei pianeti. […]
I miei primi approcci alla musica avvennero grazie ad alcune insegnanti di piano del vicinato, tra cui, soprattutto, mia zia Phoebe. Fu lei a dirmi che forse Bach e Beethoven non mi sarebbero piaciuti granché, anche per via delle sue preferenze per la musica dell’Ottocento. Mi fece conoscere Moszkowski e la cosiddetta Piano Music the Whole World Loves to Play. Fu proprio grazie quella raccolta che mi resi conto che le pagine di Grieg erano quelle che mi interessavano di più. ROGER REYNOLDS (1961)
Cominciai a prendere lezioni di piano quando frequentavo la quarta elementare e ricordo che preferivo di gran lunga leggere a prima vista piuttosto che correre su e giù per la tastiera eseguendo scale. La prospettiva di diventare un virtuoso non mi interessava affatto. JEFF GOLDBERG (1976)
All’età di 12 anni avevo un mio programma alla radio per i Boy Scout of America. Un giorno andai in bicicletta da Moss Avenue, nei pressi Eagle Rock dove abitavo, fino agli studi della KFWD Radio, a Hollywood. Dissi che mi era venuta l’idea di realizzare un programma per boy scout, nel quale si sarebbero esibiti dei boy scout e che, nell’arco di ogni ora, dieci minuti sarebbero stati messi a disposizione di chiunque, appartenenti a una chiesa o a una sinagoga, volesse tenere discorsi di contenuto religioso. Allora non ero altro che un ragazzino, e così tutto ciò che quelli della KFWD mi dissero fu praticamente di squagliarmela.

 

Il John Cage-pensiero. Una definitiva intervista ideale a un maestro di vita modesto e sorridente, che parla con la stessa semplicità di musica e micologia, dipittura e macrobiotica, di esteticae di buddismo zen, innamorando di sè il lettore.

 

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