Una volta

Una volta

di Wim Wenders

60 "storie", attraverso una sequenza avvincente di testi e immagini.

Traduzione: Ornella Zaggia
Prefazione:
Daniele Del Giudice
Intervista: Leonetta Bentivoglio
Pagine: 446
Illustrazioni: 336 (214 in b/n - 122 a colori)
Formato: cm 16x24
Legatura: Cartonata con sovracoperta
Prezzo: € 120,00
Pubblicazione: Ottobre 1993
ISBN: 88-7202-002-6

Wim WendersL'autore
Wim Wenders è indubbiamente il regista più famoso del "nuovo cinema tedesco". Venerato dai cinéphiles (Nel corso del tempo - Alice nelle città - Lo stato delle cose), dopo la lunga esperienza americana (Paris, Texas) si è imposto all'attenzione del grande pubblico.
Wim Wenders, per l'innovazione del linguaggio cinematografico e per la tensione morale che anima i suoi personaggi, è diventato uno dei Maestri incontrastati del cinema contemporaneo (Il cielo sopra Berlino - Fino alla fine del mondo - Buena Vista Social Club), consacrato anche dai Festival di tutto il mondo Cannes, Venezia, Berlino)

Il libro
Oltre 60 "storie" raccontate attraverso l'alternarsi dinamico di parola e immagine. Una lettura avvincente e un'avventura visuale esaltante che non escludono un successivo desiderio di tornare a rileggere la prosa singolare di questo "regista intellettuale" e di godere di ciascuna fotografia (il Beaubourg di Parigi, la Biennale di Venezia, il Guggenheim di New York hanno già ampiamente celebrato l'"occhio fotografico" di Wenders).
Le 60 "storie", introdotte dalla formula conciliatrice della memoria "Una volta", che è anche titolo del libro, sono un viaggio straordinario attraverso i paesi più distanti e un incontro vivo con personaggi del calibro di Godard, Kurosawa, Handke, Scorsese, Coppola.

Incipit

“To shoot pictures…”

“Sparare fotografie” .
Quello del fotografare è un atto nel tempo,
nel quale qualcosa viene strappato al suo momento
e trasferito in una diversa forma di continuità.
Si pensa sempre
Che ciò che viene strappato al tempo
Si trovi davanti alla macchina fotografica.
Ma non è del tutto vero.
Fotografare è infatti
un atto bidirezionale:
in avanti
e all’indietro.
Certo, si procede anche “all’indietro”.
Il paragone non è poi tanto stravagante.
Come il cacciatore appoggia il suo fucile,
mira alla selvaggina davanti a lui,
preme il grilletto,
e quando parte il proiettile
viene spinto all’indietro dal contraccolpo, così anche il fotografo viene risospinto
verso se stesso
premendo il dispositivo dello scatto.
Una fotografia è sempre un’immagine duplice:
mostra il suo oggetto
e – più o meno visibile –
“dietro”,
il “controscatto”:
l’immagine di colui che fotografa
al momento della ripresa.

[…]

Al contraccolpo del cacciatore
corrisponde nella fotografia
il ritratto, più o meno visibile,
di colui che fotografa.
Non vengono fissati i tratti del volto,
bensì il suo atteggiamento,
la sua disposizione verso ciò che gli sta davanti.
La macchina fotografica è dunque un occhio
Che può guardare nel contempo davanti e dietro di sé.
Davanti scatta una fotografia,
dietro traccia una silhouette
dell’animo del fotografo:
ovvero coglie
attraverso il suo occhio
ciò che lo motiva.
Una macchina fotografica vede perciò davanti il suo oggetto,
e dietro il motivo
per cui questo oggetto doveva essere fissato.
Mostra le cose
e il desiderio di esse.
Verso ciò che è davanti assume un atteggiamento,
e altrettanto verso ciò che sta dietro.

 

«L'idea iniziale venne dal mio editore italiano, Fabrizio Pozzilli. Sfortunatamente non è più tra noi. Era un grande uomo, e io devo a lui e alla sua perseveranza questo libro. Fin dal momento in cui diede un'occhiata alle centinaia di foto ammassate alla rinfusa nel mio archivio, tentò instancabilmente di convincermi che se ne poteva fare un libro, non solo fotografico, ma di foto e delle loro storie. Insistette così tanto che alla fine mi sedetti e passai in rassegna tutte le foto e scelsi quelle collegate in qualche modo a una storia. Lentamente si formò l'idea che queste storie avevano qualcosa in comune e che tutte cominciavano con la formula "una volta". Questa espressione aveva una doppia interpretazione: "c'era una volta" e "solo una volta". Entrambe sono componenti essenziali del mio concetto di fotografia» (Da un'intervista a Wim Wenders sulla rivista "CITY Magazine", New York, gennaio 2002).
Una lettura dell'opera cinematografica, fotografica e letteraria di Wim Wenders condotta da Daniele Del Giudice, uno dei più importanti scrittori italiani, appassionato conoscitore del cinema, in particolare del cinema di Wim Wenders.
Una lunga, generosa conversazione tra Wim Wenders e Leonetta Bentivoglio (intervistatrice sensibile e acuta, inviato speciale di La Repubblica) dalla quale emerge un ritratto inedito anche del Wenders privato, con i suoi ricordi, le sue riflessioni, le sue passioni.

 

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